Quando nasce una mamma…

motherLa maternità è un’esperienza intensa e coinvolgente, che ciascuna donna vive in maniera intima e assolutamente personale. Essa offre infatti la possibilità di sperimentare un ventaglio ricco e variegato di emozioni, sentimenti, sensazioni.

Diventare mamma non è, infatti, soltanto un evento, qualcosa che accade nel momento in cui un bambino viene dato alla luce. Si tratta piuttosto di un processo, che comincia molto tempo prima, e più precisamente nel momento in cui una donna comincia a pensare di diventare madre.

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baby_loveQuesto pensiero nella maggior parte dei casi precede il concepimento del proprio piccolo, talvolta anche di anni. Inoltre risente di fattori di natura diversa (personali, biologici, culturali, sociali ed economici), la cui combinazione influenzerà il modo in cui la maternità stessa verrà vissuta e affrontata.

Nel momento in cui la donna scopre di aspettare un bambino, infatti, ecco che il piccolo non è più solamente l’ombra di un desiderio o di una fantasia.

Il periodo della gravidanza, con i suoi cambiamenti fisiologici, trasforma progressivamente il corpo della madre al fine di ospitare il nascituro. Contemporaneamente, anche nella sua mente si va facendo spazio per il bambino. Un bambino che, nelle fantasie materne, assumerà una forma, connotati caratteriali più o meno precisi, che potrà ispirare tenerezza ed entusiasmo, ma anche paura e disagio. Un bambino su cui desideri, aspettative e paure saranno inevitabilmente proiettati.

Queste emozioni, talvolta contrastanti tra loro, risentono fortemente delle esperienze che la donna ha esperito durante la propria infanzia.

Questa, infatti, è stata una bambina oggetto di cure buone o carenti, che ha giocato probabilmente con le bambole a fare la mamma. Può portarsi dentro il ricordo di una madre amorevole e affettuosa o, al contrario, di una ostile e distaccata. Può avere affrontato in modi diversi fasi importanti della crescita, aver sperimentato o meno la presenza di fratelli, aver vissuto in una famiglia armoniosa o conflittuale.

bisogni negatiQueste esperienze vengono rievocate talvolta già durante la gravidanza, e inevitabilmente alla nascita del bambino e nei mesi ad essa successivi. Giocheranno un ruolo importante nella modalità con cui la neo mamma potrà vivere l’esperienza della maternità. I cambiamenti che essa comporta rispetto al proprio ruolo nella coppia e più in generale nella società, alla gestione dei propri spazi, dell’intimità. I vissuti che l’accompagnano: entusiasmo, gioia, amore sconfinato per il bambino, ma anche paura di non essere all’altezza, ansie, senso di colpa.

Con la nascita di un figlio la donna, che fino ad allora era stata figlia, forse sorella, moglie o compagna, lavoratrice piuttosto che casalinga ecc., diviene mamma.

Per i primi mesi questo nuovo ruolo non si aggiungerà semplicemente agli altri, ma sarà predominante se non totalizzante. Sarà necessario del tempo perché l’essere mamma possa integrarsi in una più ampia e organizzata cornice: l’identità globale della donna.

Lungi dall’essere una condizione patologica o disfunzionale, come si potrebbe forse pensare, questa iniziale condizione della madre è assolutamente fisiologica! Non solo, è funzionale a garantire l’instaurarsi del legame affettivo madre-figlio e a garantire un ambiente di sviluppo sano e stimolante per il piccolo.

Non è però sicuramente facile da gestire!

La donna vive in una condizione di totale assorbimento rispetto alle esigenze del bambino. Subisce uno sconvolgimento importante a livello fisiologico-ormonale e nei propri ritmi (basti pensare a quello sonno-veglia). Se riesce a ritagliarsi spazi personali questo avviene con enorme difficoltà e fatica. Senza dimenticare che, spesso, possono aggiungersi le difficoltà e il senso di smarrimento provato dal partner. Può capitare infatti di sentirsi messo da parte e escluso da questa relazione intima e totalizzante tra la compagna e il figlio neonato.

Ecco allora alcuni accorgimenti che possono aiutare la donna a non farsi travolgere dalla marea di emozioni e cambiamenti che potrebbero presentarsi.

familySicuramente il primo e più importante aiuto viene dal partner. Il padre del bambino infatti ha condiviso con la compagna la ricerca e/o l’attesa del figlio, e magari ha persino partecipato all’evento della nascita. Tuttavia ha sperimentato in maniera molto diversa da lei questo percorso. Non essendo, infatti, coinvolto in prima persona a livello fisico ha una posizione che gli permette una maggiore distanza e un invischiamento minore nel rapporto col piccolo. Questa posizione privilegiata gli permette di essere maggiormente al riparo dall’esperienza di totale assorbimento diversamente esperita dalla madre all’inizio. Potrà così stare vicino alla donna supportandola, incoraggiandola, e aiutandola nell’accudimento del bambino, rimanendo altresì un saldo punto di riferimento per lei.

Perché possa fare questo, è certamente necessario che egli riesca a superare il senso di trascuratezza che può percepire inizialmente a seguito dello stretto coinvolgimento della compagna col figlio. Il padre risulta, inoltre, un elemento fondamentale nell’economia psichica della famiglia, nel momento in cui è in grado di isolare la coppia madre-bambino da tutto ciò che è esterno. Potrà quindi occuparsi di quelle cose che non riguardano nello specifico le esigenze del piccolo quali ad esempio le questioni amministrative o legate alla casa. Oppure la gestione dei parenti che nel desiderio di conoscere il nuovo arrivato potrebbero manifestare atteggiamenti invadenti.

Tale comportamento permette alla donna di mantenere la sua concentrazione e le sue energie focalizzate esclusivamente sul neonato e sui suoi bisogni. E di evitare tensioni e preoccupazioni di altro genere che, data la precoce simbiosi tra i due, influenzerebbero inevitabilmente anche il figlio.

familySe ben gestito, anche l’intervento delle famiglie di origine e degli amici può essere provvidenziale in questo delicatissimo periodo.

Il loro aiuto può fortemente essere di sostegno alla neo mamma. Tanto in questioni puramente pratiche (ad es. aiutare a tenere la casa, fare delle commissioni, tenere il bimbo qualche ora per farla riposare, ecc.) quanto e soprattutto a livello affettivo. E’ importante per lei il loro appoggio emotivo nei momenti di stanchezza o preoccupazioni. Essere sostenuta in concomitanza con eventuali momenti e poter contare su un confronto aperto rispetto a tematiche riguardanti l’accudimento del bambino, ma anche l’esperienza della maternità.

Se la donna infatti, può contare su una rete di relazioni, supporto e condivisione sufficientemente solida, avrà la possibilità di vivere questo delicato e intenso periodo passaggio con serenità e tranquillità. E di affrontare con minori ansie e disagi eventuali momenti di difficoltà e incertezza.

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Dott.ssa Francesca Sesti

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL: francesca.sesti@libero.it Mi sono laureata con lode in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’ateneo fiorentino, e specializzata in Psicoterapia presso la Scuola di Psicoterapia Comparata di Firenze. Ho proseguito la mia formazione in psicologia giuridica, conseguendo un master di II° livello in Psicologia giuridica e tecniche peritali, e in psicodiagnostica, specializzandomi nello specifico sul test di Rorschach presso la Scuola Romana Rorschach. Collaboro con diverse strutture scolastiche e sanitarie del territorio pistoiese e lucchese nella realizzazione di progetti di formazione, sensibilizzazione e intervento su genitorialità e prima infanzia, problematiche relative a condotta, apprendimento scolastico, sviluppo linguistico e psicomotorio, problematiche relative all’adolescenza. Nello svolgimento della mia professione mi rivolgo principalmente a bambini, adolescenti e giovani adulti. Aree di intervento: Difficoltà in ambito scolastico (rifiuto di andare a scuola, difficoltà e disturbi specifici dell’apprendimento, bullismo, problemi di relazione con i pari, orientamento scolastico, blocco dello studente universitario); Disturbi d’ansia (fobie, somatizzazione,panico, tic…) e dell’umore; Disturbi dell’affettività e comportamentali (capricci, oppositività, violenza, eccessiva passività e atteggiamento compiacente); Disturbi del sonno; Disturbo nel controllo degli sfinteri; Disturbi psicosomatici del lattante (coliche del primo trimestre, vomito, disturbi del sonno, eruzioni cutanee) e del bambino/adolescente; Disturbi alimentari; Elaborazione di eventi stressanti (trasferimento, entrata di un nuovo membro in famiglia, separazione dei genitori, traumi e/o lutto, difficoltà economiche…); Genitorialità; Gravidanza, maternità e post partum; Problematiche relazionali familiari e/o sociali; Psicologia giuridica; Valutazioni psicodiagnostiche; Training autogeno (bambini, adolescenti e giovani adulti, donne in attesa)

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