Fratelli e sorelle: un legame che dura una vita

brother-and-sisterBiologicamente il legame tra fratelli e sorelle è imprescindibile.

Alcuni rapporti sono “buoni”, stretti, intimi; altri possono essere poco uniti, competitivi, ostili, conflittuali ed è per questo facile pensare a questo rapporto in termini di polarità: da una parte, cooperazione, solidarietà e supporto reciproco, dall’ altro competizione, conflitto che possono innescare  rifiuto reciproco e odio.

Analizziamo meglio questo rapporto che ha in sé il potenziale per diventare uno dei legami più significativi di un uomo e una donna adulti…

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new-brotherIl fratello è il primo pari con cui il bambino viene in contatto e, come tale, gli offre una grande possibilità di rispecchiamento e di imitazione ma anche di ambivalenza. Secondo Minuchin infatti nella famiglia i fratelli funzionano come un sottosistema: si tratta del “primo laboratorio sociale in cui i figli possono cimentarsi nelle loro relazioni tra coetanei. In questo contesto i figli si appoggiano, si isolano, si accusano reciprocamente ed imparano l’uno dall’altro. In questo mondo di coetanei i figli imparano a negoziare, a cooperare ed a competere” (Minuchin, 1974).

La  presenza di un fratello o di una sorella rende quindi l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta differente, rispetto all’essere dei cosiddetti “figli unici”. Sin da quando si è piccoli, il processo di differenziazione tra sé e l’altro inizia in anticipo; ovvero da subito, soprattutto se la differenza di età è minima, il bambino sperimenta costantemente e quotidianamente altro da sé, si confronta con un’altra personalità, con altri modi di comunicare e di esprimersi, altri modi di vivere l’emotività. Inoltre, la presenza di un fratello o di una sorella aiuta a ridurre l’idealizzazione e la visione onnipotente che si ha nei confronti dei genitori, poiché ci si confronta con una relazione alla pari, quindi la mamma e il papà sono moderatamente visti e percepiti come coloro che non sbagliano mai, poiché la vicinanza di un altro bambino, favorisce il confronto con modalità comportamentali non adulte.

L’ordine di nascita è importante, non solo per il particolare significato che può avere la nascita del primo figlio, ma anche perché, come rilevano Bank e Kahn, nella maggior parte delle famiglie un solo soggetto può occupare un certo spazio psicologico in un determinato periodo di tempo. Ciò vuol dire che il primo figlio acquisisce una sorta di  “diritto di prelazione” su una determinata posizione , che di solito non potrà essere occupata da un fratello successivo, se il primo non l’avrà lasciata libera. Gli altri figli dovranno diventare qualcos’altro.

Anche i genitori hanno la possibilità di condizionare le posizioni dei figli.

a-mother-s-loveUna connotazione positiva può essere rinforzata dai genitori per anni fino a diventare un’identità positiva soddisfacente (il buono, l’intelligente, etc.).
Al contrario una connotazione negativa può essere di peso per lo sviluppo di un figlio e può condizionarlo pesantemente. Nella maggior parte delle famiglie fortunatamente questi ruoli sono assegnati e modificati in modo flessibile e questo garantisce la possibilità di crescita per tutti.

Ma se, viceversa,  una posizione acquisita deve essere difesa o  diviene stabile per richiesta implicita di uno o entrambi i genitori e con la complicità dei fratelli, si sta preparando lo spazio per un sintomo.

Nel film “La Famiglia” di E. Scola (1987), il primogenito Carlo viene connotato positivamente dal padre come “onesto e sincero”, mentre Giulio viene definito “cattivo e bugiardo”. Questa attribuzione, rigida nel tempo, finirà per condizionare i due fratelli nel rapporto fra di loro e con il mondo familiare, nel bene e nel male per anni. Carlo diverrà professore universitario, sposerà una donna saggia, resterà nella casa familiare prendendosi in carico la famiglia estesa. Giulio, dopo una disastrosa esperienza bellica, disadattato, sposerà la cameriera di casa e proverà numerosi lavori, riuscendo sempre a fallire. Solo a settanta anni Carlo riconoscerà di aver sottovalutato il fratello.

Ci sono anche influenze indirette che possono condizionare i rapporti tra fratelli.

Per esempio, l’eredità fraterna: i bambini crescono sentendo parlare in maniera esplicita o indiretta delle esperienze dei genitori con i rispettivi fratelli o sorelle, di conseguenza sono influenzati da questo a ripeterle o a comportarsi in maniera completamente diversa, onde evitare il ripetersi degli errori fatti dai genitori.

alleanzaA questo proposito alcune buone pratiche posono aiutare i genitori a facilitare il crearsi di un legame fraterno solido:

 

  • Condividere

Insegnare ai figli a “dividere” attenzioni, privilegi, spazi con il fratello, non limitandosi a impartire l’ordine di “fare a metà” ma premiandoli e lodandoli ogni volta che riescono a farlo con naturalezza. I bambini devono cioè essere incoraggiati affettuosamente a convivere e condividere, senza forzature, senza avere la sensazione che questo sia una pesante costrizione proveniente dall’esterno.

 

  • Ogni figlio è speciale

Far sentire ogni figlio in qualche modo speciale, allo scopo di non far nascere sentimenti di ostilità tra fratelli. Ogni bambino deve cioè sviluppare la sensazione di essere amato per quello che è a prescindere dalla presenza del fratello (più grande o più piccolo che sia). Ogni figlio dovrebbe dunque essere gratificato e valorizzato, senza però essere citato come modello per il fratello.

 

  • No ai paragoni!

Non fare mai e in nessun caso paragoni. Frasi del tipo “Guarda tuo fratello com’è bravo, mentre tu sei stato cattivomortificano il bambino che viene sgridato e gli suggeriscono il più cattivo tra i pensieri cattivi: vogliono più bene a mio fratello (a mia sorella) che a me.

 

  • Sempre insieme?

Non obbligare i fratelli a trascorrere tutto il tempo libero insieme, magari nella stessa stanza. Se anche solo uno dei bambini manifesta il desiderio di giocare un po’ da solo (o di stare da solo con un suo amichetto) è opportuno accontentarlo.
La presenza del fratello non dovrebbe mai diventare incombente.

 

  • Non interferire

Lasciare nei limiti del possibile che i bambini se la sbrighino da soli. Si deve però intervenire in caso di atteggiamenti violenti o di eccessiva aggressività. In queste circostanze va sottolineato che certi comportamenti sono inaccettabili, ma allo stesso tempo bisognerebbe essere pronti a incoraggiare e poi a premiare e lodare l’eventuale cambio di atteggiamento.

 

  • Fin da piccoli…

Aiutare i fratelli (anche se molto piccoli) a comunicare tra loro, evitando di fare da tramite e di agire in modo diretto. Se uno dei due bambini dice: “Marco ha preso la mia macchinina” è consigliabile rispondergli: “Digli di ridartela” e non “Ci penso io a fartela ridare!”.

sistersCome è naturale, nel corso della crescita, i rapporti tra fratelli possono modificarsi: ciò dipende dalle diverse esperienze che si fanno, dalla differenza naturale di tratti caratteriali e comportamentali e dalla posizione ricoperta all’interno del nucleo familiare. Nonostante questi cambiamenti però i rapporti di fratelli possomo durare più di qualunque altro rapporto di famiglia, a volte 20 o 30 anni di più dei rapporti con i genitori. Ciò significa che i fratelli sono i veri testimoni del legame di famiglia.

Esaminando i rapporti di fratelli adulti si rivela che tali rapporti concedono più spazio per le scelte e le decisioni personali e che i rapporti fra i fratelli sono meno “obbligatori” di quelli con i genitori, gli sposi ed i bambini (rossi & rossi, 1990; scabini & cigoli, 1998). Cioè i fratelli adulti sono liberi di legare tra loro se vogliono.

Studi psicosociali inoltre indicano che la distanza che si presenta fra i fratelli quando si sposano o scelgono di vivere vite separate è “reversibile” nel senso che i lunghi periodi di raro contatto (oltre alle occasioni ed agli eventi rituali della famiglia) possono essere seguiti da altri in cui i fratelli siano estremamente vicini, particolarmente quando hanno bisogno dell’aiuto. Quando gli eventi critici come il divorzio, la morte di uno sposo e problemi finanziari accadono, c’è un’importante crescita nella prossimità e nella frequenza del contatto fra i fratelli

Infine non va dimenticato il sempre più frequente caso  delle cosiddette famiglie allargate: la presenza di figli appartenenti a più matrimoni di uno o dell’altro genitore o di entrambi, crea delle dinamiche familiari differenti.

L’integrazione di figli appartenenti ad una coppia con fratellastri o sorellastre frutto di altri legami tra i genitori è una funzione che spetta molto alla coppia genitoriale. L’educazione impartita aiuterà ad accettare meglio presenze di fratelli che non sono biologicamente naturali. Ciò dipende anche dall’età dei figli. Se la differenza tra fratellastri è minima potrà essere più semplice creare un buon rapporto in cui si possano condividere esperienze come se fossero sempre state vissute insieme; se invece la differenza è notevole, potrebbe essere più difficile entrare in sintonia ed empatia reciproca.

happinessL’instaurazione di un buon rapporto tra fratellastri e sorellastre può dipendere anche dal livello di accettazione personale della separazione della vecchia coppia genitoriale, nel senso che se, essa è stata vissuta positivamente e più o meno serenamente sarà più semplice accettare di conseguenza nuove figure familiari; se al contrario si vive ancora la sofferenza e il conflitto relativamente alla situazione, probabilmente le “nuove figure familiari” saranno viste con ostilità e rivalità come causa della rottura tra i propri genitori.

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Dott.ssa Valeria Buono

Psicologa dello sviluppo e dell'educazione Specializzanda in psicoterapia sistemico-familiare redattrice EMAIL: VALERIA_BUONO@libero.it Credo fermamente che l'identità individuale sia frutto delle relazioni significative che la persona ha intrattenuto e intrattiene nel corso della vita e professionalmente mi muovo a partire da questo principio (disturbi della condotta alimentare, sostegno psicologico ai familiari di malati di Alzheimer e sclerosi multipla, consulenze psico-educative nelle scuole). Considero ogni eventuale problematica non come una caratteristica insita nell'individuo o nel sistema familiare, ma come una modalità di comunicare agli altri significativi, a partire dalle esperienze relazionali e dalla peculiare posizione occupata all'interno del sistema di riferimento. Una frase celebre che è anche un principio attraverso il quale approcciarsi al lavoro è "la mappa non è il territorio, e il nome non è la cosa designata" di Gregory Bateson.

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