Separazione e figli: la Sindrome da Alienazione Parentale (PAS)

Separarsi è difficile. E’ una scelta sofferta e dolorosa. Sempre.

La separazione o il divorzio, persino quando sono consensuali, portano con sé una grande rivoluzione nella vita di una coppia. Cominciando dalla scelta di un avvocato che guidi nelle procedure, passando per le routine quotidiane stravolte, fino all’elaborazione di quello che possiamo definire un vero e proprio lutto: la fine del proprio matrimonio.

Lo stress emotivo è molto forte anche quando si arriva con grande maturità e consapevolezza alla separazione. Ma sappiamo che non sempre è così. E quando i coniugi non riescono a trovare la via del dialogo nel momento della crisi che porta al divorzio, ecco che la situazione può precipitare in un vortice di incomprensioni, insulti, ripicche che si autoalimenta rendendo questo momento, già difficile, impossibile da sopportare e fonte di grandissimo dolore e frustrazione per tutti.

In contesti del genere i figli diventano facilmente oggetto di contese e ricatti.

Possono trasformarsi i mezzi con cui colpire l’altro/a o in cui cercare alleanza e sostegno.

In questo quadro si colloca una problematica relazionale che è diventata famosa con il nome di PAS (Sindrome da Alienazione Parentale).

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Negli ultimi mesi la cronaca ci ha messo di fronte ad un nuovo fenomeno: le contese dei figli tra coppie separate.

Muoversi tra due genitori che si fanno la guerra rappresenta un terreno fertile per le strumentalizzazioni e il nascere di conflitti di lealtà: i figli si trovano di fronte a richieste, dilemmi, segreti, scelte di campo che possono metterli in una condizione di incertezza e blocco delle decisioni, oppure portarli a schierarsi con l’uno o l’altra nel tentativo di uscire dal vicolo cieco in cui sono finiti.

Questi conflitti pongono i figli al centro di un doppio legame, cioè di due forze contrastanti, entrambe molto coinvolgenti dal punto di vista affettivo.

Solitamente le difficoltà del figlio scompaiono gradatamente grazie al raggiungimento da parte dei genitori di un divorzio psicologico, cioè di una accettazione della fine del legame affettivo, al di là della semplice separazione di fatto. Ciò non succede però quando i genitori non riescono a “separarsi” e si contendono il figlio.

Si parla spesso di genitori che scappano con i figli, di visite mancate, di accordi non rispettati…ma ultimamente nei vari telegiornali e trasmissioni televisive si è sentita nominare spesso la Sindrome da Alienazione Parentale (PAS).

Ma cos’è realmente?

La PAS è una patologia relazionale che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienante), in genere quello affidatario,  attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (alienato), in genere quello non affidatario.

Non c’è un semplice “lavaggio del cervello” però: il bambino stesso (che ha un’età tra i 7 e i 15 anni) da il suo contributo alla campagna di denigrazione (Gardner, 1998).

Lo scopo di questa campagna è distruggere la relazione del minore con l’altro genitore e cementare la relazione del figlio con se stesso: un genitore strumentalizza il bambino, il bambino aliena l’altro genitore che subisce.

La PAS può essere individuata attraverso 8 sintomi:

  1. il bambino è ossessionato dal suo odio per uno dei genitori. La denigrazione da parte del bambino appare continua e ripetitiva;
  2. il bambino offre giustificazioni irrazionali, spesso ridicole, per il suo rifiuto di vicinanza al genitore odiato;
  3. il genitore odiato è “tutto negativo” e quello amato è “tutto positivo”;
  4. i bambini affermano che la decisione di rifiutare l’altro genitore è solamente farina del loro sacco, negando ogni contributo del genitore affidatario;
  5. generalmente, il bambino accetta come valide al 100% le accuse che il genitore amato rivolge al genitore odiato, anche dopo aver avuto prova della menzogna;
  6. il bambino mostra totale disinteresse e disprezzo per i sentimenti del genitore odiato;
  7. il bambino spesso usa un tipo di linguaggio o frasi non comunemente utilizzati dai bambini;
  8. il bambino rifiuta la rete di parenti del genitore odiato.

E’ quindi evidente che il “lavaggio del cervello” allontani, a volte in maniera lieve a volta in maniera grave e irreparabile, il bambino dal genitore non affidatario e crei un legame quasi morboso con il genitore alienante.

Sono diversi i motivi che portano un genitore ad essere alienante: la vendetta, il rancore, l’insicurezza, il senso di potere e controllo, la ricerca di un alleato, la paura della perdita del legame col figlio, il voler cancellare delle colpe…

La cosa che più preoccupa di questa campagna denigratoria sono gli effetti che ovviamente si manifestano sui figli:

  • perdita del genitore alienato, della famiglia allargata e degli amici
  • sentimento di onnipotenza
  • mancanza di rispetto, ostilità e aggressività
  • rivalità aumentata tra fratelli
  • problemi di identità
  • regressione dovuta all’angoscia
  • creazione di un genitore immaginario
  • colpevolizzazione
  • iperprotezione verso il genitore alienante
  • destabilizzazione.

La separazione per i figli è già un momento difficile, stressante e motivo di ripercussioni comportamentali, emotive e sociali. L’impianto di una programmazione per denigrare l’ex coniuge certamente aumenta esponenzialmente queste ripercussioni.

Tra i conflitti genitoriali, questo probabilmente è il più invasivo e distruttivo.

Come prevede la nuova legge sull’affido condiviso, al centro della separazione dovrebbero esserci i figli: in sostanza, il principio che viene affermato è quello della bigenitorialità, intesa quale diritto del figlio ad un rapporto completo e stabile non con uno, ma con entrambi i genitori, e ciò anche laddove la famiglia attraversi una fase critica, con conseguente disgregazione del legame sentimentale e talvolta anche giuridico tra i genitori conviventi.

Il compito dei coniugi che si stanno separando sarà dunque di creare un progetto di affidamento condiviso sui propri figli, dove padre e madre avranno eguali responsabilità, diritti e doveri.

Purtroppo, in casi come quelli precedentemente descritti ciò non avviene e la bigenitorialità viene perduta.

Ci sono tanti mezzi per evitare ciò: un buon dialogo, un aiuto psicologico e perché no, affrontare la separazione con un Mediatore familiare.

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Dott.ssa Giulia Marchesi

Psicologa Esperta in Ed. Sessuale - Mediatrice Familiare – Insegnante A.I.M.I. di Massaggio Infantile redattrice EMAIL: giulia.marchesi@aimionline.it Non so esattamente quando ho deciso che avrei voluto fare la Psicologa...forse l'ho sempre saputo! Mi sono sempre interessata agli altri, ai loro problemi, alle difficoltà, al grande mondo delle emozioni... E piano piano, crescendo, ho capito che quella di capire le persone e il loro mondo interno sarebbe stata la mia strada! Così, nel 2008, mi sono laureata in Psicologia Clinico-dinamica...perchè questo indirizzo? Perchè nonostante sia sempre stata interessata al mondo infantile, procedendo col percorso universitario ho capito che mi affascinavano tutti gli aspetti della crescita...quindi non solo i bambini, ma anche gli adolescenti e gli adulti. Ogni aspetto della vita cattura la mia attenzione...ed è per questo motivo che il mio percorso di formazione con i tirocini mi ha portata a scoprire diverse realtà: dagli adolescenti con difficoltà agli adulti con problemi psichici, dai bambini disabili alle coppie che si vogliono separare. Sono iscritta all'Albo degli Psicologi del Veneto (n. 7574), nel 2010 sono diventata Mediatrice Familiare e da poco mi sono specializzata in altri due ambiti che sottolineano il mio interesse verso la sfera familiare: sono infatti Insegnante di Massaggio Infantile (socia A.I.M.I. dal 2015) ed Esperta in Educazione Sessuale. La vita è tutta una scoperta...” è come una scatola di cioccolatini...non sai mai quello che ti capita”!

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