Omosessualità: cosa dice la scienza?

Omosessuali, bisessuali, transgender, gay, lesbiche. Tutti termini che suscitano nell’immaginario collettivo idee più o meno confuse, sia circa il loro significato sia circa le cause che determinano tali realtà.

Per un periodo molto lungo l’omosessualità è stata considerata alla stregua di una malattia. In quanto tale, sono stati ricercati metodi in grado di porvi rimedio. In quest’ottica si pongono le Terapie riparative dell’omosessualità, nate con l’obiettivo di riportare a una condizione di “normalità” la devianza patologica degli omosessuali attraverso il ricorso alla psicoterapia.

L’APA (American Psychological Association) da tempo ha chiarito che l’omosessualità non può e non deve essere considerata né una perversione né una malattia. Si è quindi posta il problema di verificare su quali basi teorico-metodologiche si fondassero tali terapie.

Quale validità hanno gli studi svolti in tal senso? Quali sono le conseguenze a medio e lungo termine per chi si sottopone ai trattamenti correttivi?

E’ stato così fondato un gruppo di ricerca, capitanato dalla psicologa Judith Glassgold, che ha condotto una meta-analisi degli studi e delle ricerche sul tema effettuati negli ultimi cinquant’anni. La conclusione a cui i ricercatori sono giunti è che

non esistono evidenze scientifiche che l’orientamento sessuale possa essere modificato volontariamente!

Non solo. Gli studi finora condotti non sono stati in grado di valutare l’impatto che tali terapie possono avere sugli individui. Quindi non è possibile stabilire l’assenza di danni potenziali nel medio e lungo periodo.

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Qualcuno lo urla a gran voce: l’omosessualità è un disagio che può essere curato. Ma è davvero così? Vediamo come la pensano fonti autorevoli.

In America molte mamme che scoprono i propri figli adolescenti “diversi” non esitano a intraprendere la strada della cura. Li costringono così a sottoporsi a sedute di psicoterapia nel tentativo di conquistare la tanto agognata “normalità”.

L’APA (American Psychological Association) ha deciso che era giunto il momento di pronunciarsi sull’argomento. L’ha fatto in maniera inequivocabile durante il convegno annuale tenutosi nell’ottobre 2009. L’Ordine degli Psicologi, seguendo la scia, l’ha ribadito indicando chiaramente la propria posizione in merito.

Sono oltre 20 anni che l’omosessualità è scomparsa totalmente (anche nella definizione di “omosessualità ego distonica”) dai principali nomenclatori dei disturbi mentali. Il DSM (Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders) e l’ICD (International Classification of Diseases) dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) pertanto non ne fanno menzione. Eppure la tentazione di inserirla in una classificazione a metà tra la perversione e la malattia è ancora molto forte.

I ripetuti episodi di omofobia che affollano le cronache ne sono una chiara dimostrazione.

E’ risaputo che l’orientamento sessuale può definirsi come un continuum che muove dall’omosessualità esclusiva all’eterosessualità esclusiva con vari gradi di sfumature intermedie. Lo è anche il fatto che la variabilità nelle tendenze sessuali non è prerogativa della specie umana, ma è diffusa anche nel regno animale.

Parlare dunque di perversione o “innaturalità” appare quantomeno azzardato.

L’APA ha ritenuto dunque opportuno di pronunciarsi anche contro i tentativi di modificare l’orientamento sessuale attraverso interventi terapeutici. L’omosessualità non è un disturbo, è una condizione i cui unici tratti di patologicità risiedono nella difficoltà ad accettarla.

Appare chiaro che puntualizzazioni di questo tipo sono ancora necessarie. Il ricorso alle cosiddette “terapie riparative” (SOCE, sexual orientation change efforts), proposte e difese strenuamente dalla Association for Research and Therapy of Homosexuality (NARTH), è infatti una questione tremendamente attuale.

Così l’APA ha ribadito che l’orientamento sessuale (omosessualità, eterosessualità o bisessualità) non è una scelta consapevole. E non può essere volontariamente modificata.

L’individuazione delle cause è un discorso ancora aperto, in quanto sono coinvolti tanto fattori genetici quanto processi ormonali, nonché la loro interazione con fattori ambientali. Tuttavia quel che è certo è che l’orientamento sessuale tende a emergere abbastanza presto nella vita di un individuo.

Questa evidenza allontana l’ipotesi che possa trattarsi di una specifica volontà, anche quando la consapevolezza di tali tendenze sembra arrivare fuori tempo massimo.

Un gruppo di sei psicologi, con a capo Judith Glassgold, presidente della Società per lo Studio Psicologico delle tendenze di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender, ha costituito una task force. L’obiettivo è stato quello di esaminare la letteratura concernente le terapie riparative dell’orientamento sessuale, gli studi effettuati negli ultimi cinquant’anni e i risultati delle ricerche, al fine di fornire una valutazione sull’efficacia di tali metodi di “correzione”.

La conclusione, citando la Glassgold, è che “Non esiste davvero alcuna evidenza che l’orientamento sessuale possa cambiare, o che si possa scegliere da chi essere attratto o di chi innamorarsi”. Il gruppo di lavoro ha riscontrato numerosissimi errori nella progettazione delle ricerche e nessuna valutazione sistematica dei danni potenziali derivanti da questi trattamenti. In altre parole, non è possibile prevederne il reale impatto, anche a lungo termine, sugli individui che vi si sottopongono.

Ma c’è di più.

L’APA ha manifestato l’esigenza di tracciare una distinzione tra orientamento sessuale, inteso come risposta biologica a un genere o a entrambi (immodificabile) e identità dell’orientamento sessuale. Quest’ultima si riferisce al riconoscimento di sé stessi in una identità omosessuale, bisessuale o eterosessuale e può invece essere modificata. E’ su questa che possono agire le terapie riparative. Alcune persone possono imparare a ignorare o limitare le proprie attrazioni sessuali. Oppure possono attuare strategie che le aiutino a ridurre l’incongruenza percepita tra la propria identità sessuale e le proprie credenze religiose, per esempio.

Ma quando questi tentativi falliscono, gli sforzi si traducono in un sensibile aumento del distress e degli stati depressivi.

Il documento redatto dal gruppo di psicologi si pone dunque nell’ottica della riduzione dello stigma. In tal senso, invita i terapisti a concentrare gli sforzi sull’insegnamento di abilità di coping attive, sullo sviluppo di reti sociali, sul superamento del disagio attraverso l’accettazione della propria identità sessuale e di quella dei propri figli adolescenti da parte dei genitori, sulla riduzione della dissonanza rispetto alla propria fede religiosa. Decisamente più utile e positivo che perseguire lo scopo di una correzione dell’orientamento sessuale in favore di una “pseudo normalità”, ammesso che qualcuno sappia davvero cosa possa definirsi normale e cosa no.

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Dott.ssa Laura Caminiti

HR Consultant, specialista in selezione e formazione delle Risorse Umane Socia fondatrice, amministratrice e responsabile di PsicologiaOK EMAIL: caminiti.laura@gmail.com Sono una persona socievole e dinamica, aperta alle novità e al cambiamento. Da bambina ho sognato di fare il prestigiatore, il meccanico, lo scienziato, l’artista, il veterinario...poi a un certo punto mi sono accorta che mi piaceva osservare le persone. Così ho scelto la Psicologia e, poco più avanti nel percorso, ho conosciuto e mi sono innamorata della Psicologia del Lavoro e di tutto ciò che ruota intorno al settore delle Risorse Umane. Oggi sono una Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Lazio (n° 18846). Specialista in valutazione, selezione e sviluppo delle Risorse Umane. Sono appassionata di nuovi media e coltivo questo interesse attraverso la redazione e diffusione di articoli di psicologia sul web. Sono una persona che ama darsi da fare, appassionata studiosa delle dinamiche umane, che ha fatto della valorizzazione delle Risorse Umane e della diffusione della cultura in ambito HR la sua missione. Ho avuto modo di confrontarmi anche con il mondo della ricerca e dell'elaborazione dei dati collaborando con importanti case editrici per progetti di adattamento e sperimentazione di test per l’assessment psicologico. In passato ho accumulato una buona esperienza nei servizi educativi e di comunità, principalmente rivolti all'infanzia ma anche alle famiglie in situazione di disagio sociale. La mia frase preferita: “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde” (Alessandro Baricco)

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